Gli isolanti più comuni e diffusi sono: a base plastica (in polistirene espanso o estruso o in poliuretano), lane minerali o prodotti a base vegetale (fibra di legno), pannelli prodotti con l’uso di processi di riciclo e con l’impiego di scarti industriali (ad esempio, del settore tessile o di quello alimentare); biomattoni (di canapa o di paglia), insufflati che usano la cellulosa, rivestimenti ecofriendly in sughero. L’ obiettivo  in ogni caso è la riduzione degli spessori, anche per diminuire l’incidenza dei costi generati dall’adeguamento degli elementi della facciata (balconi, davanzali, ecc).

In alternativa al vero e proprio cappotto, si stanno diffondendo nelle nuove costruzioni soluzioni con sistemi portanti già isolati sotto l’aspetto termico, capaci di reagire alla luce per migliorare le proprie prestazioni  in campo energetico. Una buona scelta comporta un confronto su larga scala che valuti diverse necessità: non solo quella di migliorare la classe energetica dell’edificio di 2 livelli (per ottenere il Superbonus 110%), ma quella di creare davvero un valore aggiunto nell’intervento edilizio, in termini di risparmio sui consumi che abbatte quasi completamente le dispersioni termiche, per un ripensamento dell’estetica dell’immobile e non ultimo per importanza per percorrere la strada più etica e meno impattante sul piano ambientale.